Archivi del mese: marzo 2009

In bocca al lupo!

Finalmente! Il dado è tratto! Paolo Garimberti è il nuovo (dopo tanti affanni, e dopo tanta bagarre puerile e noiosa) Presidente della Rai. Non so: io non lo conosco, ma l’ho letto spesso, sulla Repubblica e sul Venerdì; sono contento, almeno così, a pelle. Sì, perchè è più giovane (o giovanile?) della media delle alte cariche italiane; perchè il suo modo di scrivere, mai troppo astruso, mi piace; perchè anche le idee che accompagnano i suoi articoli e le sue rubriche sono spesso molto liberali, nel senso più alto della parola. Spero (solo un cincinino…) che porti un po’ di equilibrio in un mondo mediatico troppo oppresso da uno solo, o meglio, da uno che non dovrebbe nemmeno, in base alle leggi e soprattutto in base ad un medio senso dell’etica e dell’opportuno…

rane by francescopozzi

rane by francescopozzi

Sincerità…fino alla fine!

L’ultimo Festival di Sanremo non mi ha fatto completamente schifo: alcune canzoni erano carine e orecchiabili (“Egocentrica” di Simona Molinari), o suonate bene (“Più sole” eseguita da Nicky Nicolai e Stefano Di Battista e con il testo scritto da Jovanotti), altre (poche) intense e diverse dal solito Sanremo (un po’ su questa linea Dolcenera, ma soprattutto “Il paese è reale” dei grandi Afterhours).

Ma la canzone che più mi ha colpito, come per tanti, è “Sincerità” di Arisa; occhialuta e nasona, timida e spesso vestita di nero, ha una voce bella e limpida. La canzone poi è positiva e rilassante, ma soprattutto risaltava al Festival per il modo di interpretarla: semplicissimo, senza fronzoli virtuosistici o tecnicisti…Brava Arisa!

Quello che vi propongo è un modo…alternativo di occuparsi di Arisa, ovvero “Fatalità” dei geniali Gem Boy: questa “nuova versione” della hit sanremese….mi fa morire!!!

Un pozzo senza fondo

Io non sono abituale lettore de “Il foglio” di Giuliano Ferrara. Per motivi pratici: il carattere troppo piccolo, lillipuziano addirittura, mi spaventa. Ma oggi un articolo mi ha colpito: si intitola “Serve una nuova terapia”, con sottotitolo “Lasciateli fallire in pace”. Già il titolo mi ha incuriosito, ma il contenuto mi ha fatto riflettere e mi trova perfettamente d’accordo. L’argomento è quello degli aiuti, dei sostanziosi aiuti alle banche in crisi, sempre lì lì per fallire, Che però, “all’ultimo minuto di recupero” vengono salvati dallo Stato (si parla essenzialmente degli Stati Uniti, ma sono convinto che si potrebbe comodamente applicare anche ad altri Paesi, compresa l’Italia) con infusioni per endovenosa di pacchi e pacchi di dollari (pubblici, ossia usciti dalle tasche dei cittadini). Il motivo fondamentale (o ufficiale?) di questa tattica è che queste enormi banche sono troppo grandi per lasciarle fallire; ma, a ben vedere, sono gli stessi giganti che hanno messo in giro i famosi “titoli tossici” che, a detta dei principali studiosi, sono la causa principale di questa crisi; praticamente un paradosso, un cane che si morde la coda: mentre la gente comune perde il posto di lavoro, o – ben che vada – tira fino alla fine del mese con grandi difficoltà, i “colpevoli” vengono premiati, e spesso continuano a buttarli nel cesso (siamo sinceri: siamo tutti stufi di “stare a dieta” per fare ingrassare sempre i soliti noti…!). E allora – sostiene Francesco Forte, autore dell’articolo – non sarebbe meglio lasciarli fallire “in pace”? Certo non si risolve la crisi, sicuramente si deve trovare un’altra strategia; ma, altrettanto sicuramente, tagliando “i rami secchi” di queste banche si risparmierebbero tanti soldi per misure direttamente utili alle PERSONE, proprio in un momento così difficile. Personalmente, queste continue enormi “elargizioni” a gruppi finanziari che non hanno saputo fare il proprio dovere mi disturbano anche eticamente: praticamente, il senso (e l’esempio) sembra questo: anche se tu sei un incapace, se sei importante (e magari hai qualche amico in Parlamento) vieni aiutato coi soldi degli altri (dei poveretti che errori così grossi non li fanno). Cui prodest?

di Funca88

di Funca88