Il casco invisibile

Non sono un esperto di edilizia, ma girando per Palermo in questi giorni, ho notato una quantità enorme di cantieri aperti, sia chiaro: intendo piccole cose, ristrutturazioni, facciate di palazzi degli anni ’70, copertura di tetti di un paio di scuole, ecc; ci sono anche i grandi cantieri, come quello di fronte al Tribunale, ma mi voglio concentrare sulle piccole imprese, che appunto si occupano spesso dei lavori forse meno controllati. Perchè ne parlo? Perchè non so cosa significhi un casco di sicurezza per chi ci lavora: non ne ho visto uno! E’ vero: si potrebbe obiettare “a Palermo c’è già molto caldo…si è fatto sempre così…”, ma soprattutto so che qualcuno penserebbe “Fatti i fatti tuoi!”; sì, anche questo è verissimo: non mi faccio (solo) i fatti miei. Ma non è vouyeurismo: se ci sono delle regole, degli equipaggiamenti minimi per evitare tragedie, credo che chiunque dovrebbe rispettarle per se stesso e porsi delle domande, quando questi accorgimenti non vengono applicati. La domanda più concreta che mi pongo è: ma, se non il lavoratore stesso, la moglie, la mamma e il papà, i figli di queste persone che lavorano a dieci-venti metri d’altezza senza nemmeno un casco, e forse senza contributi pensionistici, lo sanno? Non si lamentano? E gli imprenditori che non li obbligano a lavorare in sicurezza, non hanno il timore che possa succedere un incidente? Ecco, lo so, scrivere queste osservazioni forse non serve a niente, ma è almeno altrettanto inutile lamentarsi che la Sicilia (ma anche il resto d’Italia non scherza…!) non sia “all’altezza” di altri Paesi, che ci sia la Mafia, che la gente paghi il pizzo, che i liberi professionisti non rilascino la fattura…

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2 risposte a “Il casco invisibile

  1. Più che altro io punterei l’attenzione sul fatto che ci sono norme specifiche in materia, norme e decreti a livello nazionale. Probabilmente come ho sentito dire da un mio conoscente (di origine napoletana): “… da noi non ci sono queste leggi..”
    Sarà….

    • Scusami se replico solo ora! Sono perfettamente d’accordo, ed è uno degli “indizi” che in Sicilia (ma credo anche nel resto dell’Italia del Sud) chi governa non è lo Stato italiano.

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