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Donne siciliane

Questa volta mi gira di parlare di altro. O meglio: sempre di Sicilia parlo, ma forse un po’ di amenità non guasta. Soprattutto se parlo di donne, donne sicule. Rocker sicule.

I Pivirama, band di Palermo nata circa dieci anni fa, sono guidati da Raffaella Daino, che forse alcuni conoscono per l’altra sua passione, il giornalismo. Rock scarno, diretto, spesso psichedelico e sperimentale. Acido. Psycho post rock. “In My Mind” il loro ultimo lavoro. Per quelli che non si accontentano.  http://www.myspace.com/pivirama

Levante e le Effemeridi, progetto ben più recente, ha sede a Torino, ma la cantante è di Caltagirone; proprio per ricordare le sue origini, si fa chiamare Levante, anche se all’anagrafe fa Claudia. Da poco è uscito il primo singolo, “Troppo Diva”, belle chitarre e una melodia che ti entra nelle orecchie con prepotenza e allegria. Dimenticavo: In bocca al lupo! http://www.levanteofficial.it

Sono solo due esempi, ma il concetto è questo: in Sicilia ci sono – è vero – tantissimi problemi e odiose ingiustizie. Ma ci nasce anche tanta gente che riesce, in loco o fuori, ad esprimere le proprie emozioni e arricchire la cultura di una regione che ha vissuto momenti storici esaltanti e che – malgrado le difficoltà – vuole riattivare i recettori culturali. E se – proprio in Sicilia, regione spesso presa a paradigma dell’arretratezza – fra gli artisti spiccano le donne…beh, ben venga!

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Il casco invisibile

Non sono un esperto di edilizia, ma girando per Palermo in questi giorni, ho notato una quantità enorme di cantieri aperti, sia chiaro: intendo piccole cose, ristrutturazioni, facciate di palazzi degli anni ’70, copertura di tetti di un paio di scuole, ecc; ci sono anche i grandi cantieri, come quello di fronte al Tribunale, ma mi voglio concentrare sulle piccole imprese, che appunto si occupano spesso dei lavori forse meno controllati. Perchè ne parlo? Perchè non so cosa significhi un casco di sicurezza per chi ci lavora: non ne ho visto uno! E’ vero: si potrebbe obiettare “a Palermo c’è già molto caldo…si è fatto sempre così…”, ma soprattutto so che qualcuno penserebbe “Fatti i fatti tuoi!”; sì, anche questo è verissimo: non mi faccio (solo) i fatti miei. Ma non è vouyeurismo: se ci sono delle regole, degli equipaggiamenti minimi per evitare tragedie, credo che chiunque dovrebbe rispettarle per se stesso e porsi delle domande, quando questi accorgimenti non vengono applicati. La domanda più concreta che mi pongo è: ma, se non il lavoratore stesso, la moglie, la mamma e il papà, i figli di queste persone che lavorano a dieci-venti metri d’altezza senza nemmeno un casco, e forse senza contributi pensionistici, lo sanno? Non si lamentano? E gli imprenditori che non li obbligano a lavorare in sicurezza, non hanno il timore che possa succedere un incidente? Ecco, lo so, scrivere queste osservazioni forse non serve a niente, ma è almeno altrettanto inutile lamentarsi che la Sicilia (ma anche il resto d’Italia non scherza…!) non sia “all’altezza” di altri Paesi, che ci sia la Mafia, che la gente paghi il pizzo, che i liberi professionisti non rilascino la fattura…

Addio Renzino!

Se n’è andato un grande palermitano, che qualche anno fa conobbi a Taormina: lo fermai solo per fargli i complimenti, e lui mi trattenne, invitando me, la sua moglie scandinava e mia moglie al bar per gustare insieme una granita e raccontarci i suoi ricordi, la sua amicizia con Walter Chiari, la sua amarezza per una Sicilia nobile, autoironica e forte d’animo sempre più lontana…Questa è una sua poesia in lingua, Veru Amuri:

Facitimi canusciri un cristianu
capaci di carizzari, ‘nnammuratu,
un puddicinu duci, ammattuliatu;
e dopu, cu la stessa tinirizza,
nu scravagghieddu nicu, appena natu.
Sulu allura pozzu cridiri, Signuri,
ca c’è, supra la Terra,
veru amuri!

Ciao Renzino, orgoglio delle persone innamorate della vita! (Qui è insieme al suo “seguace” Gianfranco Jannuzzo)

Il ponte…

Tra qualche giorno sarà il 2 giugno, Festa della nostra Repubblica (chissà se sarà così ancora per molto…); sarà un martedì, quindi sarà l’ultimo giorno di un lungo”ponte”, che già sta iniziando oggi. Milioni di italiani – si stima, secondo la Federalberghi, 5 milioni e ottocentomila italiani – si dirigeranno verso le solite località (mare, città d’arte, laghi) per godersi le prime sensazioni estive. Anche in Sicilia, naturalmente, anche se le infrastrutture “fanno acqua” in più punti…

Infatti finora il ponte di cui si è più parlato nell’isola è quello crollato ieri mattina, al chilometro 46 della SS 426 Caltanissetta-Gela; o meglio: già una settimana prima un giunto di questo viadotto aveva ceduto improvvisamente, formando una specie di gradino che aveva provocato due feriti. Immaginiamo, supponiamo: sì, è vero, la statale in questione era già stata chiusa al traffico subito dopo l’incidente del “gradino”; è vero, gli incidenti capitano; ma mi/vi pongo queste domande: in che stato sono le nostre strade? Con che materiali sono state costruite? Dobbiamo sospettare altri “incidenti” in futuro? Ci saranno delle indagini che porteranno a una giustizia “giusta”? O ci saranno i soliti insabbiamenti, fatti con la stessa sabbia di cui sono fatte le autostrade siciliane? E il Ponte sullo Stretto? Ha senso usare i soldi così, anzichè migliorare la sicurezza delle fatiscenti strade siciliane?

Ma sì, buon Ponte a tutti! 

Isteria contro buon senso

Dopo i brutti incidenti avvenuti nei giorni scorsi in Sicilia, nella provincia di Ragusa, che hanno provocato la morte di un bambino e il grave ferimento di una turista tedesca da parte di cani randagi, c’è stata un’altrettanto brutta reazione – del tutto emotiva, priva di un seppur minimo barlume di lucidità e umanità – : alcuni abitanti della zona (a quanto pare, soprattutto cacciatori), fomentati dagli allarmati annunci televisivi, hanno fatto strage di cani, con veleno o direttamente sparandogli.  

Ieri, i cani scampati alla strage (14, 4 adulti e 10 cuccioli) sono stati imbarcati su un aereo e trasferiti a Milano per essere adottati da famiglie della zona; gli autori sono i volontari dell’Oipa, associazione presente anche sul territorio ragusano.

La mia riflessione è molto semplice: a prescindere che nessuna delle due è un’azione risolutiva del problema (le istituzioni locali si dovrebbero fare carico di attuare le contromisure al randagismo, ad esempio la sterilizzazione), mi sa che una delle due azioni è da Paese (e persone) civile e intelligente (addirittura prende “due piccioni con una fava”); ma l’altra? Ha un senso? Ha risolto il problema? Ho l’impressione che alcune persone abbiano troppa facilità ad affrontare i problemi con l’arroganza e la violenza. Pensiamoci: cos’hanno concluso questi “buontemponi”? Si sentono meglio? E se un bel giorno i telegiornali parlassero di uno stupro fatto in quella zona? Magari da un (randagio) non italiano? Magari clandestino? Come reagirebbero? 

Detto questo, mi sento di fare i miei complimenti ai volontari dell’Oipa; onestamente, questa notizia – fra le mille notizie orribili della giornata – mi ha aiutato a mantenere un po’ di speranza per…la razza umana…

neighbor dog by freeparking

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La solita storia…

In questi giorni, la Russia mi ha ricordato l’Italia (forse ancor più la Sicilia): i quattro sospettati di aver ucciso la giornalista Anna Politovskaja sono stati assolti per insufficienza di prove (anche se, per fortuna o per coraggio civile, un altro giudice russo ha ordinato una nuova inchiesta per far maggiore luce su questo omicidio).

Non voglio fare un’analisi della situazione giudiziario-politica russa, ma solo una breve riflessione: i quattro imputati non sono stati riconosciuti colpevoli, non c’è mai stato fin dall’assassinio (7 ottobre 2006) nessun altro sospettato; non vi ricorda tanto alcune inchieste di mafia nostrana?

mosca by Eldar

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